Nella giornata di martedì 15 marzo i Ministri dell’Economia Unione Europea hanno approvato un testo di accordo sulla carbon tax alle frontiere.
Si tratta del Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM), letteralmente Meccanismo di Adeguamento del Carbonio alla Frontiera. Il CBAM è il meccanismo parte del pacchetto clima UE per tutelare le imprese europee dai concorrenti che producono in paesi con legislazioni sul clima meno rigorose dell’Ue.
La proposta della Commissione prevede che gli importatori europei acquistino carbon credits corrispondenti al prezzo della CO2 pagato se la produzione fosse avvenuta nell’Unione.
Se il produttore non-UE ha già pagato un prezzo per le sue emissioni, chi importa può detrarre integralmente il costo corrispondente.
L’idea è di introdurre gradualmente il CBAM inizialmente applicandolo solo a un numero selezionato di beni ad alto rischio di rilocalizzazione delle emissioni, come: ferro e acciaio, cemento, fertilizzanti, alluminio e produzione di elettricità. Nel periodo 2023-2025 entrerebbe in vigore un sistema semplificato, che comporterebbe obblighi di rendicontazione sulle emissioni incorporate nelle importazioni rilevanti.
Bisognerà aspettare il 2026 per l’introduzione a tutti gli effetti della carbon tax di frontiera.



