Dopo la recente inchiesta del The Guardian, anche Science reputa i crediti di carbonio forestali da progetti REDD+ come strumenti il cui effetto positivo è stato sovrastimato.
Il funzionamento del meccanismo
Lo schema REDD+, acronimo di Reducing emissions from Deforestation and Forest Degradation, è stato introdotto dall’UNFCCC alla COP19 di Varsavia nel 2013. Si tratta di un meccanismo volto ad incentivare i paesi in via di sviluppo a ridurre le emissioni dovute alla deforestazione e ai processi di degrado forestale.
In particolare, il meccanismo rende possibile la compensazione delle emissioni delle imprese tramite l’acquisizione su un mercato volontario di crediti legati a progetti di cura e conservazione di foreste tropicali “a rischio taglio”. Ciò consentirebbe alle stesse di continuare a svolgere il proprio ruolo di serbatoio di carbonio, e quindi di stoccare tonnellate di CO2 che vengono associate ai crediti di carbonio, il cui valore economico è definito dal mercato e che possono essere comprati e venduti in un’ottica di finanziarizzazione del clima.
I risultati delle ricerche
Se l’indagine della testata britannica si basava su prove preliminari, lo studio su Science conferma che non vi è un effetto positivo dai progetti di conservazione delle foreste generanti crediti di carbonio. Emerge difatti come il rischio deforestazione in base ai quali i progetti sono stati approvati, è quasi sempre sovrastimato, limitando l’effetto dei crediti di carbonio sul cambiamento climatico. Inoltre, non è raro che il meccanismo faccia più male che bene in termini di deforestazione e violazione dei diritti umani. Difatti, la protezione di un tratto di foresta può spingere a deforestarne un altro non protetto in altre zone del mondo, e spesso avviene a danno delle comunità locali e dei popoli indigeni, espulsi dagli ecosistemi in cui vivevano in armonia con la natura perché ritenuti una minaccia.
L’inaffidabilità del meccanismo ha fatto crollare la domanda e i prezzi dei crediti di carbonio sul mercato volontario che, secondo gli speculatori, potrebbe portare a perdite di miliardi. Urge quindi un radicale ripensamento del meccanismo del mercato dei crediti di carbonio forestali.



