Uno studio del Servizio geologico degli Stati Uniti (Usgs) rivela che la biocrosta sta perdendo alcuni dei suoi componenti più importanti. Con effetti a cascata sugli ecosistemi.
Con biocrosta ci si riferisce a un insieme di microorganismi (tra cui funghi, licheni, muschi, cianobatteri e altri microrganismi) che sono essenziali per i servizi ecosistemici forniti agli ambienti aridi. Tutti insieme formano uno strato protettivo che limita l’erosione e la trasformazione in deserto – e consente la vita in ambienti così proibitivi. Tra i compiti svolti dalla biocrosta, infatti, c’è lo stoccaggio di acqua e la produzione di nutrienti indispensabili per la dieta di altri organismi superiori, come l’azoto e il carbonio.
Lo Usgs ha monitorato dal 1996, due volte l’anno, 12 parcelle di terra nel Canyonlands National Park, in Utah. Scelte appositamente perché i dati ricavati possono essere confrontati con quelli di uno studio analogo pubblicato negli anni ‘60. Così, mentre i ricercatori controllavano la diffusione di specie non native, si sono accorti che si era verificato un crollo nel numero di licheni dal 19 al 5%. Specialmente di quelli che fissano l’azoto e lo rendono disponibile nel terreno.
È stato raggiunto il tipping point (punto di non ritorno) per quella porzione di biocrosta, causato dal cambiamento climatico. Nella zona il riscaldamento globale procede al ritmo di 0,27°C per decennio, e ci sono evidenze che il climate change danneggi la composizione della “pelle della Terra”, lo studio pone come previsione che entro il 2070, dal 20 al 40% della biocrosta sarà sparito.
Tra i servizi di progettazione ambientale offerti da Anthemis Environment Srl, sono compresi quelli inerenti allo sviluppo di piani di monitoraggio ambientale e l’esecuzione dei monitoraggi stessi.



