Entro la fine dell’anno, arriverà la mappa delle comunità energetiche italiane. Si tratta cartine relazionate, che mostreranno le comunità energetiche rinnovabili (CER) presenti, e i soggetti appartenenti a ciascuna in base all’indirizzo di riferimento.
A definirla saranno l’Arera (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) e il Gse (Gestore Servizi Elettrici), sulla base delle informazioni che riceveranno dalle società che distribuiscono l’elettricità in Italia.
Una scelta virtuosa
Le comunità energetiche consentono l’autoproduzione, l’autoconsumo e lo scambio di energia rinnovabile, permettendo il passaggio da un modello centralizzato a uno diffuso e capillare. In tempi di crisi energetica ed emergenza climatica, questa appare una delle soluzioni ideali per contenere gli sprechi energetici e per diminuire le emissioni correlate.
I numeri in Europa
Ad oggi, nel continente si registra la presenza di circa 7.000 comunità energetiche, usufruite da 7 milioni di abitanti. Questi numeri elevati si spiegano guardando al precoce sviluppo della normativa a livello europeo: tra il 2018 e il 2019 sono state introdotte due direttive in materia.
Il contesto italiano
In Italia, con il decreto-legge 162/2019 è stata prevista la costituzione delle prime piccole comunità energetiche. Successivamente, con il decreto 199/2021 è stata recepita la direttiva europea 2018/2001, che, tra le altre cose, introduce un’importante novità, permettendo alle comunità di allacciarsi direttamente alle cabine primarie (quelle che trasformano l’alta tensione in media tensione e che gestiscono migliaia di utenze, in genere 3-4 Comuni oppure 2-3 quartieri di una grande città). Di qui, la necessità di sviluppare una mappa, ad indicazione alle utenze della propria cabina primaria di riferimento.



