L’inquinamento dell’aria è uno dei problemi che riguarda la maggior parte dei centri urbani, dove raggiunge livelli tali da destare preoccupazione per l’ambiente e la salute dei cittadini. Uno degli inquinanti oggetto di attenzione delle città è il particolato, essendo quello più frequente e contiene:
- fibre naturali e artificiali
- pollini
- spore
- particelle carboniose
- metalli
- silice
- inquinanti liquidi
Il particolato è pericoloso per la salute umana e di altri esseri viventi, classificato dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro e l’Organizzazione mondiale della sanità come carcinogeno. È stato inoltre definito come la forma più pericolosa di inquinamento atmosferico, poiché può penetrare nei polmoni e nel sangue e causare attacchi cardiaci, malattie respiratorie, e morte prematura. Il particolato può inoltre avere un impatto negativo sul clima e sulle precipitazioni.
Esistono due principali forme di particolato, il PM10 e il PM2.5, diversi per la dimensione delle rispettive particelle (10 e 2,5 micron µm). Più il numero è basso, più le polveri sono sottili ed anche più pericolose per la salute della specie umana ed animale.
Il JRC ha mappato le principali fonti di PM2.5 per 150 città d’Europa, istituendo l’Atlante della qualità dell’aria per l’Europa. L’Atlante fornisce un quadro delle modalità con cui le emissioni dei trasporti, dell’agricoltura, dell’industria, del riscaldamento, influiscono sull’inquinamento da PM2.5, rivelando inoltre quali sono i contributi delle diverse città, in modo da aiutarle a sviluppare misure per ridurre le attività inquinanti.
Considerando le città italiane, l’Atlante mostra che le emissioni dei trasporti rappresentano un contributo importante nei livelli di PM2.5 a Parma, Verona e Brescia, tra il 28 e il 26%, mentre nella città di Torino è il riscaldamento residenziale quello che contribuisce maggiormente (per il 41%). Nelle città costiere, per cui vengono citate Palermo e Bari, è la navigazione che contribuisce maggiormente, rispettivamente per il 29 e il 21%.
(di Graziella Pillari)



