Ieri, 10 novembre, il Parlamento europeo ha adottato in via definitiva la “Corporate Sustainability Reporting Directive” (CSRD), con 525 voti favorevoli.
La Direttiva affronta le carenze dell’attuale legislazione (NFRD) attraverso la creazione di standard di reporting condivisi a livello comunitario.
Le norme introdurranno obblighi di trasparenza più dettagliati in tema ambientale, sociale e di governance, in linea con gli obiettivi climatici europei. Tra questi, la previsione di controlli e certificazioni indipendenti e l’equiparazione della dichiarazione sulla sostenibilità a quella finanziaria.
Un’ulteriore novità riguarda l’ampliamento dei soggetti sottoposti ad obbligo di reporting, che avverrà attraverso tre tappe:
- Dal 2024, l’obbligo riguarderà le grandi imprese di interesse pubblico (con più di 500 dipendenti), già soggette alla direttiva sulla dichiarazione non finanziaria, con scadenza della pubblicazione dei dati nel 2025.
- Dal 2025 saranno coinvolte le grandi imprese non ancora soggette alla direttiva sulla dichiarazione non finanziaria (con più di 250 dipendenti e/o 40 milioni di euro di fatturato e/o 20 milioni di euro di attività totali), con scadenza nel 2026.
- Dal 2026, infine, saranno toccate le PMI e le altre imprese quotate, con scadenza nel 2027. Le PMI potranno scegliere di non partecipare fino al 2028.
In questo modo, la normativa coinvolgerà quasi 50.000 aziende nell’UE, rispetto alle circa 11.700 coperte attualmente.
La proposta dovrebbe essere adottata dal Consiglio il prossimo 28 novembre, per poi entrare in vigore 20 giorni dopo la sua pubblicazione in Gazzetta.



